Primaldo e i Martiri d'Otranto.

Felices, quibus huic licuit succumbere sorti!

(Trad.: Beati, quelli che loro toccò soccombere a questa sorte).

In effetti, Primaldo ed i circa 800 martiri sono entrati nella storia sia cronologica che religiosa, saranno infatti proclamati santi il 13 maggio 2013. Il caso o il destino hanno voluto che tutto questo accadesse, ma partiamo dal racconto della storia.

L'armata di ottomani turchi (o mori che dir si voglia), al cui comando c'era Akmed Ghedic Pascià e che era composta da oltre 18000 mila uomini, da oltre100 navi e più di 1000 cavalli, era stanziata a Valona, pronta a salpare alla volta di Brindisi, ma la tramontana fortissima si trasformò in burrasca ed i turchi dovettero riparare a Roca, 10 miglia distante da Otranto: dal quel momento cambiò la storia della città e dei sui abitanti.

La calda mattina del 28 luglio 1480, i pescatori idruntini videro apparire all'orizzonte le vele di quella potente flotta, 6000 abitanti tra cui donne e bambini contro 18000 feroci turchi, la fine era scontata, oltretutto la città non aveva adeguate difese, mentre i turchi possedevano le micidiali bombarde, sorta di cannoni grandi come una botte, che sparavano palle di pietra viva. Di contro Otranto era protetta da un ridotto numero di soldati del re Ferdinando I d'Aragona con al comando i capitani Francesco Zurlo e Giovann'antonio delli Falconi, e da una pattuglia di soldati spagnoli, che vista la drammatica situazione non esitarono a fuggire notte tempo!

Era una battaglia di religione, infatti l'ambasciatore di "Pascià", offrì agli idruntini la possibilità di restare in vita abbandonando la città, diversamente avrebbero dovuto onorare Maometto. La risposta fu scontata: NO! Dopo 10 giorni di assedio, si decise di mandare un'emissario a Napoli, dal Re, tale Fanciullo in pochi giorni arrivò a Napoli, troppo tardi. Ormai la situazione era insostenibile e gli abitanti di Otranto sperarono di morire combattendo faccia a faccia con il nemico, cosa che avvenne. In una sola ora tutto finì col sangue che scorrere tra le vie della città. I turchi non ebbero pietà nemmeno per le donne rifugiatesi nella cattedrale, furono violentate e rese schiave.

Il giorno dopo Akmed Pascià, offrì la libertà agli schiavi, in cambio della conversione alla "vera fede" ma un'anziano uomo tale Antonio Primaldo gridò "MAI", avevano combattuto per le cose temporali, avrebbero combattuto per salvare le loro anime.

Il giorno dopo 14 agosto, sul colle della Minerva Primaldo fu il primo degli 800 uomini e donne dai 14 anni in su, ad essere decapitato, si racconta che il suo corpo rimase in piedi sino a che non fu ucciso l'ultimo martire, baluardo del cristanesimo otrantino!

Il martirio di Primaldo e dei suoi fratelli riuscì anche a far convertire il turco Bernabei, impressionato dall'attaccamento alla fede degli idruntini: fu morte anche per lui, impalato! Tuttora sul colle della Minerva a Otranto, di fronte alla cappellina sorta sul luogo della decapitozione dei martiri, c'è il palo con cui ha subito il supplizio Bernabei.

I resti dei maritri d'Otranto si trovano nella chiesa maggiore di Otranto, e nella chiesa di Santa Maria dei martiri, a Napoli.