Save the lizard!

Anni addietro, a Bologna, percorrevo con l'auto una strada del centro storico a velocità moderata, quando improvvisamente inchiodai i freni per far passare dei piccioni che attraversavano sulle strisce pedonali, in fila indiana! Gli amici che erano con me in auto ancora ridono, non tanto o non solo per la scena cui avevano assistito, ma soprattutto perchè ai loro improperi per l'inchiodata candidamente risposi: "Beh... attraversano sulle strisce! Se tutti i pedoni prendessero esempio da loro il traffico sarebbe più ordinato!". 

Traggo spunto da questo aneddoto, per introdurre un argomento più generale riguardante il rapporto del sottoscritto con le specie animali. Fino a prova contraria, sempre possibile, anche io appartengo alla specie "Homo sapiens". Sono "onnivoro" mangio numerosi vegetali e anche diversi tipi di carne e pesce. Sono anche carnivoro, dunque, e mi nutro di animali morti, come la maggior parte degli esseri umani... da almeno 200.000 anni a questa parte. Ebbene, ciò detto, va anche aggiunto che... amo gli animali! Davvero, li ammiro! Non solo mi affascina la diversità, la bellezza e la grande varietà delle specie presenti sul luogo che abito, la terra, ma è soprattutto la loro "armonia" con la natura e con l'ambiente, la loro "discrezione" nell'occupare uno spazio sul pianeta, la "semplicità" dei loro comportamenti che ho sempre pensato dovessero essere "recuperati" alla specie umana, sì da consentirle di essere tanto "evoluta" da proiettare e valorizzare le proprie rivoluzioni industriali, tecnologiche, informatiche e di pensiero verso un orizzonte di "vita vera" e non di veloce, inesorabile e masochistica (oltre che anti-economica), distruzione e degrado di se stessa e, purtroppo, non solo. 

Ho sempre pensato, sin da bambino, che noi umani abbiamo davvero tanto da imparare dagli animali. Forse perchè io stesso mi son sempre considerato un "animale" circondato da altri "animali", facenti parte o meno della humana societas poco mi ha sempre importato, creature, punto. Avevo, forse, otto o nove anni. Era piena estate, una di quelle estati lunghissime tra la fine della scuola a giugno e la ripresa della stessa a ottobre. Il tempo delle vacanze, tanto agognato, non passava mai, ma trovavo mille modi per impegnarlo: divoravo Topolino e Alan Ford; mi inventavo le costruzioni più improbabili con i mattoncini lego; giocavo a pallone; e, spesso, con i miei amichetti, andavo a spasso in campagna, a noi allora molto vicina vivendo alla periferia di una piccola città come Lecce. 

Avevamo una "banda" ed eravamo anche "armati" del manuale delle Giovani Marmotte che ci portavamo sempre dietro per leggerlo e applicare le tecniche, gli stratagemmi e i consigli in esso contenuti. Quel libro nelle mie (nostre, o, almeno, di alcuni), intenzioni doveva e poteva essere la "rule of law", la nostra Magna Charta Libertatum, la nostra "Costituzione". Essendo tutti appassionati di Walt Disney e dei suoi fumetti, quel Manuale non poteva che essere la fonte primaria delle nostre "leggi" come "banda", rispettando quelle regole avremmo emulato i tre nipotini Qui, Quo e Qua... avremmo imparato dalla natura e avremmo difeso la natura, l'ambiente e i suoi animali. 

Nel corso di una di queste escursioni, a un certo punto, uno dei più "intelligenti" del gruppo propose uno "sport" allora molto diffuso tra gli altri bambini, le altre "bande": la caccia alle lucertole! Pratica da me sempre osteggiata in tutti i modi, ma già da allora, anche per la lotta alla caccia alle lucertole, facevo parte di una minoranza, illuminata forse, ma minoranza! Quindi i miei appelli e le proposte per giochi alternativi e veramente intelligenti furono bocciati! Il richiamo al "dettato" della nostra "Costituzione" fu ignorato, il "patto" fu tradito. Cominciò la caccia. Magari si fosse trattato di sola uccisione dei poveri rettili! In realtà, i vigliacchi si dilettavano ad acchiapparle con un cappio fatto con steli di grano per poi LETTERALMENTE (!) torturarle in modi che preferisco non descrivere. Ebbene... m'incazzai e non poco! Dopo che la prima tortura fu consumata... cominciai a disturbare la loro caccia: con un altro mio amico nel momento in cui stavano per catturare una nuova lucertola facevamo rumore o agitavamo l'erba o gettavamo un sasso in modo che lei scappasse. L'operazione "save lizard" andava benissimo, fino a quando... la mia natura profondamente "fantozziana" (natura che, ci tengo a precisarlo, rivendico!), venne a manifestarsi.... gettai un sasso per far fuggire il povero rettile e... lo beccai proprio in piena testa! Si capovolse all'istante, morto. Anche qui, risata generale e storia rimasta negli annali della "caccia alle lucertole". Ci rimasi veramente male! Però con gli anni riflettendo sull'episodio ho considerato che, in fondo, la povera lucertola sarebbe morta comunque e che, almeno, il mio "errore" era valso a evitarle inutili sofferenze. 

Nella banda ci fu una scissione e, insieme a me, pochi audaci voltarono le spalle ai barbari e presero un'altra strada infischiandosene del fatto che da allora passammo alla storia come "femminucce" solo perchè trovavamo ignobile, oltre che disgustoso e inumano, infilare rametti di albero negli orifizi delle lucertole per torturarle e procurar loro una lenta agonia, fino alla morte. Da allora, ed evidentemente non solo per questo episodio, mi pongo molti interrogativi sulla vera "natura" dei bambini in particolare e dell'Homo sapiens in generale. 

Negli anni del Liceo lo studio della filosofia e il metodo di insegnamento utilizzato dalla bravissima e preparatissima docente che ho avuto mi ha aiutato a risolvere alcuni dubbi, per far posto ad altrettanti, naturalmente. Nel corso delle ore di filosofia si sviluppavano importantissime discussioni su tutte le tesi dei vari filosofi. Anche se, magari, in un dato momento, stavamo studiando Kant, non potevamo che considerare anche tutti coloro che lo avevano preceduto, accostando il povero Immanuel a chi magari era lontanissimo o vicinissimo a lui, proprio per sottolinearne le differenze o le similitudini. Ricordo episodi bellissimi! Nel corso di uno di questi accesissimi dibattiti, un giorno, un mio compagno che non andava troppo bene in filosofia e non perchè non fosse intelligente, ma solo perchè gli piaceva magari seguire in classe, ma non leggere sui libri, irruppe nella polemica che si era sviluppata alzandosi in piedi ed esclamando ad alta voce e in dialetto leccese: "Ma ce sta' dici?! Ca ci tuttu muta!!!" (Ma cosa stai dicendo?! Ma se tutto muta!). Era una lezione su Eraclito e, la sua irruzione lasciò sorpresi un po' tutti, creando per poche frazioni di secondo un silenzio che pagherei non so quanto per riassaporare. Al silenzio, brevissimo e infinito, si avvicendò una fragorosa risata, che son certo nessuno dei miei compagni di classe avrà dimenticato, così come son certo che nemmeno il mio compagno di classe avrà mai dimenticato Eraclito. 

Arrivò il giorno in cui ci fu presentato Mr. Thomas Hobbes e il suo Leviatano, fu così che nelle nostre orecchie risuonavano parole come "Homo homini lupus", oppure come "bellum omnium contra omnes" che non potevano che contrapporsi, nella valutazione della umana natura, alle parole di Monsieur Jean Jacques Rousseau, uno dei richiami possibili, appunto. Fu proprio parlando della natura "buona" dell'uomo secondo il filosofo ginevrino, corrotta dalla società, versus la considerazione della natura "cattiva", perdonate la semplificazione, del filosofo britannico che mi ritornò alla mente l'operazione "save lizard". Rousseau mi puzzava non poco, appassionante la lettura dell'Emilio, ma mi sapeva un po' di Alice nel paese delle meraviglie e non mi convinceva troppo l'idea della "società" che corrompe l'individuo buono e innocente. Hobbes lo trovavo più "realista", anche se il suo "Stato-Leviatano" mi spaventava e m'insospettiva non poco. Mentre riflettevo con tutti i miei 16 anni di vita su ciò che analizzavamo in classe, mi frullavano in testa varie idee ed immagini: un enorme prato verde, pieno di staccionate; all'interno di uno di questi recinti delle api ronzavano attorno a una figura che si dimenava per proteggersi dalle loro punture e che... pareva proprio la sagoma di Aristotele! Ma sì! Era proprio lui, Aristotele di Stagira! E chi scorgevo più in là? In un altro recinto, Mr. Hobbes, seduto sulle spalle di un essere mastodontico e terrorizzante! Mr. Hobbes rideva a crepapelle e puntava il dito verso il bianconiglio che, in tutta fretta, saltava le staccionate e correva senza prestare troppa attenzione a Monsieur Rousseau che, ricncorrendolo gli spiegava: "La più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l'educazione? È non di guadagnare tempo, ma di perderne". Nel prato un unico albero, alto, robusto, verde, rigoglioso e su un suo ramo un bambino che tra le mani aveva una lucertola morta e la osservava, ma non con tristezza o altro stato d'animo, la osservava e basta. 

Beh sì, ho sempre avuto troppa fantasia. Però quelle immagini mi furono d'aiuto per capire che nè Rousseau, nè Hobbes avevano veramente compreso fino in fondo la natura umana, oppure, se preferite, realizzai che, per aspetti differenti avevano torto e ragione entrambi. Tutto il caos delle immagini che mi ero raffigurato nella mente stando ad occhi ben aperti altro non era che il solo e reale ordine possibile! Cioè nessun vero ordine, ma caos, coincidenza... capii che il mondo altro non era che intersecarsi di coincidenze e che la storia dell'essere buoni o dell'essere cattivi è solo una "pia" illusione! Ricordai ciò che veramente avvenne quel giorno della caccia alle lucertole. Io gettai il sasso per far fuggire il povero rettile e, colpendolo in testa, lo ammazzai, per errore, sì, ma per quel fatto io risi, per quella "coincidenza" io risi insieme al c.d. "cattivo"! Che motivo avevo in fondo per ridere? Avevo ammazzato un essere vivente! Eppure risi anch'io! Quanta presunzione! La mia personale aureola, la "medaglietta" che, negli anni, mi ero ricucito addosso mi aveva fino ad allora fatto ritenere migliore di lui, solo perchè in quella circostanza volevo essere, più "buono"! In realtà eravamo assolutamente "uguali". Avevo scoperto la mia cattiveria, avevo raggiunto la consapevolezza della mia cattiveria, l'avevo proprio vista! L'unica differenza tra me il mio compagno di giochi di allora era data dalla mia "responsabilità", non da considerazioni ontologiche sulla natura buona O cattiva della mia indole piuttosto che della sua, ma dall'essere la mia indole, buona E cattiva, sì, esattamente come la sua, ma "governata" da responsabilità, perciò più libera, anzi, veramente "libera"! 

L'operazione "save lizard", il suo "senso", dopo sette anni, mi erano finalmente chiari! Mi era chiaro tutto. La differenza da operare non era tra me e il mio amico, ma tra noi due, facenti parte della specie umana, e la lucertola o, se vogliamo, il regno animale per intero. E' vero, anche gli animali uccidono, ma lo fanno senza crudeltà e, il più delle volte, solo per necessità. L'uomo, purtroppo, no. L'uomo può e sa essere "crudele", l'uomo può uccidere per puro "divertimento", gli animali, invece, tendenzialmente uccidono per alimentare loro stessi o la loro prole. Sembrerei un'animalista, no? E, invece, no! Io sono (anche) cattivo! Io detesto gli animalisti... non in quanto animalisti, ma in quanto, spesso, fondamentalisti della c.d. "bontà"! Ed io alla sola "bontà" senza la giusta "cattiveria" ho smesso di credere grazie a quell'albero e a quel bambino che vi si era arrampicato. Preferisco credere in principi quali la fiducia, la libertà e la responsabilità: vere fondamenta su cui dovrebbero fondarsi tutti i rapporti umani, in assenza di anche solo uno di questi tre pilastri, viene a mio avviso meno la stabilità, l'equilibrio di un "rapporto", di qualunque genere esso sia. In definitiva, non sono e mai potrò essere "animalista" perchè mi sforzo di non essere irresponsabile, ma lotterò sempre per la difesa e i diritti (anche) degli animali del pianeta terra!

Chiudo questo articolo con il video della sigla di uno dei cartoni animati che seguivo con passione da piccolo: Kimba!